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Storia della Sardegna bizantina
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L'mwbgetà bizantina nella storia sarda si fa iniziare convenzionalmente con la riconquista da parte di mwbwGiustiniano nel mwca534 che mise fine dopo circa ottant'anni all'mwcqetà vandalica. A quella data, però, si mantenne una continuità sostanziale con la fase romana. L'mwcginvasione dei Longobardi (568), che mutò il volto dell'Italia, non toccò la mwcwSardegna (si veda mwda599) anche se vi sono nell'isola tracce della loro presenza documentate dal ritrovamento di diversi oggetti, tra cui numerose mwdqmonetecite-ref-1[1]cite-ref-2[2]. L'mwfgImpero bizantino era uno Stato autocratico ed intorno alla figura dell'imperatore ruotava tutta l'amministrazione. Oltre che capo supremo dell'esercito era anche capo della Chiesa, il suo trono però non era ereditario ma elettivo per acclamazione del senato, dell'esercito e del popolo che se tradito aveva il diritto legale a ribellarsi. Molte di queste istituzioni saranno fatte proprie dai mwfwregni giudicali.

Contents

Storia
Note

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Storia

Sotto Giustiniano (533-565)

La Sardegna fu conquistata da Bisanzio durante la mwigguerra vandalica combattuta contro i mwiwVandali per il possesso dell'Africa. Sconfitti i Vandali in Africa, a mwjaTricameron, e avendo la vittoria in pugno, il generalissimo bizantino mwjqBelisario inviò il generale Cirillo in Sardegna con una flotta per sottometterla:

«[Belisario] inviò subito Cirillo con la testa di Zazone e con molti soldati in Sardegna, essendosi rifiutati quelli isolani, timorosi dei Vandali e non ancora certi di quanto era accaduto presso Tricamaro [la sconfitta vandala], di obbedire a Giustiniano. ... Cirillo adunque approdato nella Sardegna, ed esposto in pubblico luogo il capo di Zazone, riuscì onorevolmente a ridurre le due isole [Sardegna e Corsica] tributarie dell’impero come lo erano un tempo.»

(Procopio di Cesarea, La Guerra Vandalica, II,5.)

Poco dopo la conquista, Giustiniano stabilì che la nuova provincia di Sardegna avrebbe fatto parte della mwlgprefettura del pretorio d'Africa:

(latino)

«Et ab ea auxiliante deo septem provinciae cum suis iudicibus disponantur, quarum zeugi, quae proconsularis antea vocabatur, carthago et byzacium ac tripolis rectores habeant consulares: reliquae vero, id est numidia et mauritaniae et sardinia, a praesidibus cum dei auxilio gubernentur.»

(italiano)

«Da questa [prefettura], con l'aiuto di Dio, dipenderanno sette province con i loro giudici, di cui Zeugi, che in precedenza veniva chiamata Cartagine Proconsolare, Byzacium e Tripoli avranno per governatori dei

consulares

; mentre le altre, cioè la Numidia, le Mauritanie e la Sardegna saranno, con l'aiuto di Dio, governate da

praesides



I Bizantini dovettero però lottare contro i mwmgBarbaricini che occupavano l'interno dell'isola, e il mwmwmwnamagister militum per Africam mwnqSalomone, negli anni 530, inviò alcuni mwngduces in Sardegna per combatterli.cite-ref-3[3] Il mwowmwpadux di Sardegna, che aveva l'incarico di combattere i Barbaricini, aveva la residenza proprio nei monti della Barbagia dove questo popolo, restio ad essere sottomesso, viveva;cite-ref-4[4] più precisamente la sede del mwqqdux era mwqgmwqwForum Traiani, le cui mura furono rifatte per volere di Giustiniano.cite-ref-5[5]

Nel 551 l'Isola fu invasa dagli mwsqOstrogoti di mwsgTotila e occupatacite-ref-6[6]; il mwtwmagister militum per Africam, mwuaGiovanni Troglita, tentò di recuperarla, ma fu sconfitto dai Goti.cite-ref-7[7]

«Totila era ora desideroso di impadronirsi delle isole che appartengono alla

Libia

. Raccolse quindi subito una flotta di navi e, mettendo a bordo un esercito adeguato, la inviò in

Corsica

e in Sardegna. Questa flotta prima salpò per la Corsica e, non trovando difensori, prese l'isola, e poi si impossessò anche della Sardegna. E Totila fece assoggettare al pagamento del tributo entrambe queste isole. Ma quando questo fu appreso da Giovanni, che comandava l'esercito romano in Libia, inviò in Sardegna una flotta di navi e un forte esercito di soldati. E quando furono vicini alla città di Caralis, si accamparono con lo scopo di stabilire un assedio; ma non si ritennero in grado di prendere d'assalto le mura, poiché i Goti avevano lì una guarnigione sufficiente. Quando i barbari lo seppero, fecero una sortita contro di loro dalla città e, piombati improvvisamente sui nemici, li sconfissero senza difficoltà e ne uccisero molti.»

(Procopio di Cesarea, De Bello Gothico)

Dopo la sconfitta di Totila e Teia (552) e la sottomissione dei Goti, venne comunque recuperata dall'Impero.

Il pontificato di papa Gregorio I (590-604)

Durante il pontificato di mwxgpapa Gregorio I (mwxw590-mwya604) la Sardegna rientra ancora in una sfera romana partecipando dell'opera di tutela, amministrazione ed evangelizzazione di questo pontefice. Le molte lettere che il pontefice dedicò a personaggi e problemi sardi sono, inoltre, la documentazione più ricca conservatasi sulla Sardegna tardo-antica. Esse documentano - tra l'altro - la perdurante divisione della Sardegna in un'area romanizzata (coste e città costiere, pianura) e una regione interna ancora barbarica. Alla conversione al cristianesimo di queste popolazioni dell'interno, papa Gregorio si adoperò inviando lettere e degli emissari. In particolare, per convertire le popolazioni dell'interno, inviò il dux Zabarda che nel mwyg594 stipulò un patto con il capo dei mwywBarbaricini mwzaOspitone. Nel 595 tuttavia papa Gregorio scoprì, inviando il vescovo Felice in Sardegna per continuare la missione di conversione, che lo mwzqIudex Provinciae di Sardegna, per recuperare i soldi persi per comprare la carica di governatore tramite versamento di mwzgsuffragia, permetteva ai pagani di continuare a venerare i propri idoli in cambio del pagamento di una tassa:cite-ref-8[8]

«Essendo venuto a conoscenza che molti dei nativi della Sardegna ancora ... fanno sacrifici agli idoli..., ho inviato uno dei vescovi dell'Italia, che... convertì molti dei nativi. Ma mi ha narrato che... quelli nell'isola che sacrificano gli idoli pagano una tassa al governatore della provincia per fare ciò. E, quando alcuni sono stati battezzati e hanno cessato di sacrificare agli idoli, il suddetto governatore dell'isola continuava a richiedere da essi il pagamento della tassa... E, quando il suddetto vescovo parlò con lui, egli replicò che aveva promesso un

suffragium

così grande che non ce l'avrebbe fatta a pagarlo se non agendo in questo modo... Sospetto che tali misfatti non siano giunti alle vostre Più Pie Orecchie, perché se fosse stato così, non sarebbero affatto continuati fino ad oggi. Ma è ora che il Nostro Più Pio Signore [l'Imperatore] venga a conoscenza di ciò, così che possa rimuovere un così grave peso di colpa dalla sua anima, dall'Impero e dai suoi figli. Lo so ch'egli dirà che quel che si ritrae da queste isole, è impiegato nelle spese delle armate per loro difesa; ma è questo forse il motivo del poco profitto ch'elle ricavano da tali riscossioni, essendo tolte altrui non senza mescolanza di colpa...»

(Papa Gregorio I, Epistole, V,41.)

È, comunque, a partire dalla mwbgmancata invasione longobarda - attacco respinto nel cagliaritano del mwbw599 - che la storia della Sardegna comincia a divergere da quella dell'Occidente romano-barbarico e ad entrare in una vera e propria fase bizantina. Non mancarono tuttavia altri tentativi barbarici, un'iscrizione commemorativa bizantina da mwcaPorto Torres recita:

«Tu, trionfatore unico, signore di tutta la terra abitata, distruttore dei nemici Longobardi e degli altri barbari. Mentre lo stato era colpito da avvenimenti incerti, le navi e le armi dei barbari hanno attaccato i Romani. Ma tu, Costantino, armato contro di loro con la tua saggezza e con la tua prudenza hai mostrato il Verbo divino che pacifica il mondo. Costantino celeberrimo console e duca offre al signore della terra i simboli della vittoria per la caduta dei tiranni longobardi e degli altri barbari, che si sono armati contro la tua serva, l’isola dei Sardi.»

(Gian Giacomo Ortu, La Sardegna dei Giudici p.22)

È, invece, dall'intensificarsi della presenza araba nel mediterraneo occidentale con data cruciale nella mweqconquista islamica della Sicilia - nell'mweg827 - che i contatti con Bisanzio dovettero diradarsi; probabilmente nei secoli IX e X venne a maturazione l'autonomia politica che sarà propria della Sardegna giudicale.

Cronologia dell'età bizantina

• 552 Brevissima occupazione da parte degli mwggOstrogoti di mwgwTotila.
• 565-578 A mwhqGiustiniano I succede mwhgGiustino II. Politica fiscale più mite.
• 590-604 Pontificato di mwiapapa Gregorio I. Suo interesse missionario nei confronti della Sardegna. Lettera ad mwiqOspitone per la conversione dei Barbaricini.
• 594 Pace tra Bizantini e Barbaricini.
• 599 Viene respinto un attacco mwjalongobardo alle coste del Cagliaritano.
• 603 L'inviato papale Vitale è incaricato dai mwjgpossessores sardi di recarsi presso l'Imperatore mwjwFoca per chiedere una diminuzione del carico fiscale.
• 642 Inizio della conquista mwkqaraba dell'mwkgAfrica bizantina.
• 669-673 Attacco e mwlaassedio arabo di Bisanzio.
• 698 La conquista di mwlgCartagine è una data decisiva dell'occupazione dell'Africa nord-occidentale da parte delle forze califfato omayyade e dell'islamizzazione di quella regione.

Cronologia incursioni arabe

• 705 Prima incursione araba documentata (forse nell'mwnwisola di San Antioco), inviata dal califfo Abd-el-Aziz (egiziano).
• 709 Incursione ordinata dall'emiro Musâ.
• 711 Importante incursione araba sulla Sardegna, contemporanea della mwogconquista della penisola iberica. Sebbene fallita da più punti di vista, questa incursione è rappresentativa di un decisivo balzo in avanti dell'espansionismo islamico.
• 733, 736 Altri attacchi arabi.
• 753 In seguito ad un attacco, secondo un'attendibile fonte araba (mwpqAli Ibn al-Athir), viene imposto ai Sardi il pagamento della giziah. Segue un periodo di circa cinquant'anni sul quale non abbiamo notizia di incursioni.
• 760 L'imperatore mwqaCostantino V prepara una flotta, abbastanza efficiente, per difendere il Tirreno dall'espansione araba e dalle scorrerie.
• 807 Tentativo di incursione degli Arabi di Spagna (probabilmente presso le coste di mwqgOristano), che però viene bloccato, con gravi perdite fra gli invasori (il fatto è narrato nella Cronaca dell'mwqwAnnalista Saxo e dovette avere una certa risonanza fuori dell'isola).
• 810-812 Un altro tentativo dalla mwrqSpagna fallisce, mentre – nell'812 – un'incursione si limita a toccare la Corsica. Nello stesso periodo si preparava anche un attacco alla Sardegna da parte degli Arabi africani, che non giunse a termine perché la flotta fu dispersa da una tempesta.
• 815 Ambasciata di sardi ("legati sardorum de Carali civitate") presso mwrwLudovico il Pio, che richiedono assistenza militare (il fatto è narrato negli Annali di mwsaEginardo).
• 816 Saccheggio di Cagliari, la flotta viene però dispersa al ritorno da una tempesta.
• 821 Altra incursione.
• 827 Gli Arabi iniziano l'mwtaoccupazione della Sicilia; questo evento è probabilmente rilevante nel segnare una tappa della separazione della Sardegna dall'mwtqimpero bizantino.
• 829 Passaggio in Sardegna del mwtwconte Bonifacio (il feudatario carolingio preposto alla mwuaToscana e alla difesa navale nel mwuqTirreno) diretto verso le coste africane.
• 934 A quest'anno risale un'incursione proveniente dall'mwuwAfrica settentrionale; si trattò di un fatto di una certa gravità; la cronaca di mwvaAli Ibn al-Athir parla di una grande strage di abitanti e di distruzione di navi effettuata in Sardegna da una flotta diretta a saccheggiare mwvqGenova.
• 947 Trattato di pace tra Impero bizantino e mwvwCaliffato omayyade di Spagna.
• 972-1001 mwwqAlmanzor è ministro e, dal 978, mwwgcaliffo a mwwwCordova. Avvia un'ambiziosa politica espansionistica. È suo liberto e protetto Mujāhid, poi wali (principe) di mwxaDénia.
• 1015-16 Tentativo di conquista dell'isola da parte di mwxgMujāhid al-ʿĀmirī. Le mwxwspedizioni pisano-genovesi per la Sardegna ricacciano l'esercito di Mujāhid, e aprono le porte alle due repubbliche marinare. Riprendono anche i contatti dell'isola con la Chiesa romana.
• 1065 A quest'anno risale la donazione di due chiese all'mwyqabbazia di Montecassino da parte del giudice di Torres mwygBarisone di Lacon-Gunale. Si tratta del più antico scritto pervenutoci della Sardegna giudicale. Da questa data in avanti le nostre conoscenze sono sempre meglio documentate.

Amministrazione bizantina

I dati essenziali sull'organizzazione amministrativa bizantina in Sardegna sono i seguenti:

La Sardegna faceva parte della mwzgprefettura del pretorio d'Africa, al cui capo c'era un capo militare (mwzwmw0amagister militum) e un capo civile (mw0qmw0gprefetto del pretorio).

La provincia di Sardegna era governata da un mw1amw1qpraeses, detto anche mw1giudex provinciae, con incarichi civili che risiedeva a mw1wCagliari e da un mw2adux con compiti militari che risiedeva, assieme ai soldati di manovra (mw2qmw2gcomitatenses), a mw2wFordongianus (Forum Traiani) che era sin da tempo romano un baluardo fortificato contro gli abitanti delle mw3aBarbagie.

Lungo questo antico confine, in fortezze come quelle di mw5gAustis, mw5wSamugheo, mw6aNuragus e mw6qArmungia, furono stanziati soldati detti mw6gmw6wlimitanei, probabilmente reclutati tra le popolazioni straniere come i mw7aLongobardi o gli mw7qAvaricite-ref-10[10]; alcuni di questi mw8gkaballaroi (mw8wcavalieri) ricevettero come compenso del loro servizio militare appezzamenti di terra per lo sfruttamento agricolocite-ref-spanu-11-0[11]. Le due più importanti cariche, nel mw-aVII secolo furono unificate. Per permettere il controllo delle rotte che attraversavano il mw-qmar Tirreno l'isola era sede di scali per la mw-gflotta bizantina.

La Sardegna viene inizialmente costituita quale ducato nell'ambito dell'mwaqaEsarcato d'Africa (che dal 585/590 sostituì la prefettura d'Africa), successivamente alla caduta dell'Esarcato il ducato dipende direttamente da mwaqeCostantinopoli divenendo in seguito mwaqiarcontato nel mwaqmX secolo, cioè una circoscrizione con le stesse caratteristiche del mwaqqthema ma meno ricca e territorialmente estesa. I governatori dell'isola portavano inizialmente il titolo di mwaquhypatos per poi passare a quello di mwaqyprotospatario ed infine a quello più importante di mwaqcpatrizio dalla metà del mwaqgIX secolo.cite-ref-12[12] Sappiamo dal "De Caerimoniis" di Costantino VII che i buoni rapporti tra Sardegna ed impero bizantino continuarono sino almeno al decimo secolo, nell'opera infatti viene menzionato un reggimento di sardi come guardia palatina a Costantinopoli.cite-ref-13[13]

Ordinamenti bizantini in Sardegna

Gli storici hanno spesso evidenziato le affinità delle istituzioni bizantine con quelle sarde giudicali, che rendono molto probabile una filiazione. Abbiamo accennato sopra alle caratteristiche, derivate da una mwarmconcezione romana del diritto, che separano nettamente la Sardegna giudicale dal contesto dell'Europa feudale.

Un settore importante è quello della concezione dello Stato e delle modalità di esercizio della sovranità. Si è voluta riscontrare un'affinità tra le strutture dello Stato bizantino e quelle mwarysarde giudicali. Per esempio, mwarcFrancesco Cesare Casula scrive:

«L’impero bizantino era uno Stato autocratico, perché tutto ruotava attorno alla figura dell’imperatore, che creava e sostituiva i ministri a piacimento; aveva il totale controllo delle finanze; la legislazione era nelle sue mani; era il comandante supremo di tutte le forze militari ed era, inoltre, il capo della Chiesa.

Tuttavia, in virtù della lex de imperio, il trono non era ereditario ma elettivo per acclamazione del senato, dell’esercito e del popolo il quale, se ingannato nelle proprie prerogative, «aveva il diritto legale alla rivolta». Era ammesso, nella pratica, che il sovrano potesse scegliere per cooptazione il suo successore; e poteva anche darsi che coesistessero contemporaneamente più imperatori, di cui però uno solo esercitava l’effettiva autorità (

autocrator basiléus

).

Molte di queste istituzioni saranno assunte nel X secolo dai regni giudicali di Calari, Torres, Gallura, Arborea"»

(F. C. Casula Breve storia di Sardegna, Delfino, Sassari 1994, pag. 62)

Altri autori sono molto più cauti nell'indicare analogie. Francesco Artizzu scrive che, nel considerare la funzione di patrocinio che i Giudici sardi esercitavano sulla chiesa locale, verrebbe quasi da parlare "di una forma – tipicamente orientale – di mwarscesaropapismo su scala ridotta". Ma poi osserva anche che

«nessun documento, fra quelli a noi pervenuti, riferisce di decisioni prese dai giudici in materia più propriamente ecclesiastica. Si sarà arrivati all’imposizione dall’alto di un

cappellano

, o forse anche di un

vescovo

, ma nessuna testimonianza ci è pervenuta, ripetiamo, di decisioni prese dai giudici in materia teologica e liturgica.

In questo, l’atteggiamento dei giudici si discostava molto dalla tradizione bizantina»

(F. Artizzu La Sardegna pisana e genovese, Chiarella, Sassari 1985, pagg. 26-27)

Eredità bizantina

Nella Sardegna giudicale, vissuta per secoli estranea alla cultura ed alle istituzioni politiche dell'Occidente feudale, si trovano molte tracce dell'eredità bizantina; soprattutto una concezione del diritto di stampo prettamente romano e una concezione dello Stato e della dimensione pubblica come nettamente separata da quella privata (l'esatto contrario del feudalesimo). In età giudicale infatti vigeva la distinzione tra patrimonio pubblico (mwasyde rennu = del Regno, dello Stato) e patrimonio privato del giudice (detto mwascde pegugiare, ossia mwasgpeculiare) e inoltre, l'indivisibilità del regno anche nei casi - che talvolta si sono dati - di condominio tra coeredi della corona di Giudice.

Estranea al mwasofeudalesimo sarà anche l'istituzione giudicale della servitù; nella Sardegna giudicale il servo (in genere tale dalla nascita) era soggetto nei confronti del padrone (o di più padroni) a delle prestazioni d'opera, ma (a differenza che nell'Europa feudale) aveva personalità giuridica, poteva testimoniare o ricorrere in giudizio ed era libero p. es. nel contrarre matrimonio o nell'acquistare, vendere, trasmettere in eredità beni di sua proprietà (sono documentati perfino casi di donazioni a chiese); poteva anche riscattarsi tramite pagamento.

Molti altri aspetti si potrebbero aggiungere a proposito delle permanenze bizantine. Occorre, però, anche ricordare che, dopo l'età di papa Gregorio I, questa fase ci ha lasciato pochissima documentazione diretta. Un aspetto di solito sottolineato negativamente è il fiscalismo: le popolazioni soggette all'Impero bizantino furono vessate con il lavoro e ogni sorta di tributi a cui si aggiungevano i mwaswsuffragia, tassazioni aggiuntive con cui gli ufficiali imperiali cercavano di recuperare le somme spese per ottenere l'incarico.

Le chiese bizantine

La Chiesa sarda seguì il rito orientale per cui mwatsbattesimo e mwatwcresima erano impartiti assieme. Il battesimo era effettuato per infusione in vasche dove l'acqua arrivava alle ginocchia dei catecumeni. Fonti battesimali simili si trovano a mwat0Tharros, mwat4Dolianova, mwat8Nurachi, mwauaCornus e mwaueFordongianus.

Nel periodo bizantino furono erette diverse chiese a croce greca, con i quattro bracci con cupola sulla parte centrale. Fra queste la mwaumbasilica di San Saturnino a mwauqCagliari, mwauuNostra Signora di Mesumundu di mwauySiligo che fu costruita alla fine del VI secolo sulle rovine di un preesistente insediamento romano del II secolo d.C., mwaucchiesa di Santa Sabina di mwaugSilanus, mwaukSanta Maria Iscalas di mwauoCossoine, mwausSan Giovanni in Sinis, il mwauwSantuario di Nostra Signora di Bonacattu di mwau0Bonarcado, mwau4San Lussorio di Fordongianus, chiesa di San Giovanni di mwavaAssemini, Santa Sofia di mwaviVillasor, chiesa della Vergine degli Angeli di mwavqMaracalagonis, mwavuSant'Elia di mwavyNuxis, mwavcSant'Antioco di Sulcis, mwavgSan Saturnino di Cagliari, San Pietro pescatore di Giorgino, mwavkSant'Efisio a mwavoNora (mwavsPula), Sant'Elia e Sant'Enoc (Nocco) a mwavwLunamatrona, mwav0chiesa di Santa Croce di mwav4Ittireddu, Santo Salvatore ad Iglesias.

I monaci di rito orientale

Accanto al clero secolare operavano i mwawemonaci basiliani (impropriamente detti), che diffusero il cristianesimo in Barbagia fino all'mwawiXI secolo. Non erano eremiti (solitari), ma mwawmcenobiti (vivevano in comune). Costruivano i loro cenobi in località d'antico culto pagano e ponevano le loro celle attorno alle chiese (mwawumuristenes o mwawycumbessias). Queste non erano nuove in Sardegna, ove si ricorda il mwawcsantuario nuragico di Santa Vittoria di mwawgSerri. Sono edifici di questo genere mwawkSanta Maria di Bonarcado, mwawoSan Salvatore di Sinis, San Mauro di mwawwSorgono, Nostra Signora di Gonare, Santi Cosma e Damiano di mwaw8Mamoiada, mwaxaSan Francesco di mwaxeLula, Beata Vergine d’Itria di mwaxmGavoi, i Santi Martiri di mwaxuFonni, mwaxySan Gavino a mwaxcPorto Torres, San Serafino a mwaxgGhilarza e mwaxkSantu Antine di mwaxoSedilo. Proprio all'inizio dell'impero di mwaxsGiustiniano I nel mwaxw529 mwax0san Benedetto da Norcia fondava a mwax4Montecassino il monachesimo occidentale basato sul motto “mwax8ora et labora”.

I basiliani diffusero il vangelo tra i Barbaricini e introdussero la coltivazione del mwayefico dei cui frutti si cibavano nei periodi d'astinenza e di digiunocite-ref-14[14]. Introdussero pure alcuni vitigni per la produzione di vini dolci per la messa (mwayymoscato e mwaycmalvasia), praticavano i riti della Chiesa orientale, avevano la barba fluente e dedicarono le chiese ai santi del calendario greco. Tra questi notiamo il Santo Salvatore (Redentore) a mwaygCabras, mwaykVillamar, mwayoNuoro; La Madonna d'Itria (mwaysOdigitria o del Buon Cammino), la Vergine Assunta (dormiente), i Santi Profeti Elia ed Enoc; tra gli apostoli Pietro, Paolo, Andrea, Giacomo e Bartolomeo, tra i santi confessori e/o martiri ci sono San Basilio, San Giovanni Battista, Santa Sofia, Santa Reparata, Santa Barbara, Santa Caterina d'Alessandria, Santa Margherita d'Antiochia, San Giorgio.

La vita nelle campagne

Nelle campagne continuò il permanere dei grandi mway4latifondi, ma anche le piccole proprietà e le terre comuni. La vita rustica era condotta da liberi (i mway8possesores) e servi che abitavano nei paesi (mwazaville) o nei vici, formati da poche case. Lavoravano i fondi privati e le terre comunitarie con la zappa e l'mwazearatro a chiodo, pascolavano il bestiame brado, pescavano a rete e ad amo. Si coltivavano le vigne e sembra che esistessero pochi frutteti.

Le donne erano obbligate ai lavori domestici pesanti, alla cura della casa, generalmente bassa e con pochi arredi, costruita con mattoni crudi o pietre, senza intonaco e con il pavimento in terra battuta. Mangiavano cibi semplici e poco nutrienti. Lo stesso clero e i ricchi mangiavano carne e pesce solo la domenica e per le feste. L'mwazmanno civile iniziava nel mese di settembre e tale usanza è rimasta ancora negli usi attuali della Sardegna contadina: questo mese è ancora chiamato mwazqcabidanni e a mwazucabidanni si rinnovano i contratti agrari.

Esisteva un sistema scolastico che, a livello elementare, era condotto nelle parrocchie a vantaggio dei chierici ed alcuni laici. Pochissimi proseguivano gli studi nelle scuole vescovili per conseguire una licenza d'insegnamento o di notariato (mwaz0mwaz4tabellionato). La lingua ufficiale era il greco bizantino con cui erano scritti i decreti, impartiti gli ordini militari e officiati i riti religiosi.

Termini bizantini

Risalgono a questo periodo termini comecite-ref-15[15]:

• camp. mwaawghyani indicante il manto morello di cavallo o anche bue, derivante dal gr. mwaa0kyàne(os)
• log. mwaa8iskontryare dal gr. mwabakontra
• log. medioevale mwabiarzu, dal gr. mwabmpsarós 'grigio'.
• mwabumwabycondaghe, dal mwabcgreco mwabgκοντάκιον traslitterato mwabkkontákion (bastone) col significato di documento amministrativo ad esso arrotolato

Note

cite-note-11. mwacamwacemwaciLa Sardegna nel Mediterraneo di VII-VIII secolo attraverso il dato archeologico, numismatico e sfragistico, su mwacmjournals.openedition.org. mwacqURL consultato il 27 dicembre 2023.
cite-note-22. mwacgDonatella Salvi, mwackmwacoD.Salvi, Monili, ceramiche e monete (bizantine e longobarde) dal mausoleo di Cirredis (Villaputzu – Sardegna). mwacsURL consultato il 6 gennaio 2026.
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